Fondatori

Giuseppa Celestina della Madre di Dio

Fondatrice delle suore Calasanziane

Celestina Donati è un grande esempio di Madre, anche se non ha avuto figli generati dalla carne, ma tante figlie nate dal suo cuore. Nella sua epoca, infatti, veniva chiamata da tutti la mamma suora. Una grandissima donna che ha vissuto tra la fine del secolo XIX e l’inizio del secolo XX. E’ l’ultima di sei figli e nasce a Marradi, provincia di Firenze, il 26 ottobre di 1848 da una famiglia cristianamente formata e socialmente impegnata nella ricerca del bene altrui e della difesa della dignità umana. Infatti, il padre di Madre Celestina, Francesco Donati, è un noto avvocato fiorentino, uditore di tribunale, vale a dire un giudice. La mamma, Costanza Civinini, nata a Montale, provincia di Pistoia, è una grande donna anche lei, eccellente moglie e madre di famiglia.

Biografia

Madre Celestina riceve il Battesimo il giorno dopo la sua nascita nella chiesa di San Lorenzo, con il nome di Maria Anna, ma sulla bocca dei fiorentini i due nomi sono divenuti uno solo: Marianna. Questo potrebbe esprimere, senza alcun dubbio, la ragione del suo grande Cuore di Madre, giacché in lei si sono fusi i nomi di due eccelse Madri: Maria, Madre di Gesù, e Anna, la madre di Maria.

E proprio per stare alla radice, nell’anagrafe parrocchiale possiamo trovare gli altri secondi nomi di Marianna Donati: Antonia, Gaetana, Diamante. Tutti e tre i nomi hanno un loro significato nella vita di questa donna, ma forse quello che maggiormente richiama ciò che diventerà la sua vita nelle mani di Dio è l’ultimo: un Diamante di grande valore per l’infanzia abbandonata.

E’ l’incontro con Gesù, vera Perla preziosa, che Marianna ha saputo prendere al volo, spendendo tutti i suoi talenti ed energie, spendendo tutto ciò che possedeva, per acquisire ciò che fa di lei, paradossalmente, un diamante nelle mani di Dio: «Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra» (Mt 13, 45-46).

E ciò che fa di lei stessa un diamante per Il regno dei cieli è l’aver accolto questa perla preziosa, che è Gesù, incontrato nella vita dell’infanzia abbandonata, bambine innocenti, vittime di sofferenze ingiuste: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5).

Questa straordinaria bambina ebbe due fratelli, Corso e Alfredo, che si affermarono nell’arte forense, costitutiva della famiglia, e una sorella maggiore, Gemma, che fu per lei una sorella nella carne e una sorella nell’amore e nel servizio a Dio e ai fratelli, visto che poi la accompagnerà fino al giorno della sua morte e dopo prodigherà energie e bontà a vantaggio dell’Opera della venerata e amata sorella Marianna.  Una sorella che si dimostra più di una sorella e più di una suora.

La famiglia Donati, dunque, per la testimonianza dei suoi membri, è da ammirare e imitare. Marianna cresce così in un ambiente cristiano favorevole. Un episodio dell’infanzia di questa ammirabile bambina fa comprendere come Dio, sin dall’inizio, aveva preparato per lei una missione specifica da portare a termine. Era tanto inconsolabile il pianto della piccolissima Marianna che fece dire alla sua cara zia Beppa, sorella del padre: “Lasciatela piangere, poverina! Chissà che non sia destinata ad asciugare molte lacrime”. E così, nella sua vita futura, vedrà compiersi, in lei e nelle altre sorelle della nuova Congregazione, il disegno che Dio le riserverà quasi a compimento di questa, per così dire, profezia: essere consacrata e riservata dal Signore ad asciugare le lacrime di tanti bambini e adolescenti che accoglierà in una Oasi calasanziana voluta e benedetta dal Signore per mezzo di lei. Anche un grande pensatore e sacerdote agostiniano ha queste parole a riguardo: «le lacrime della bimba di Marradi erano lacrime di solidarietà umana»[1].

L’animo ardente e prezioso di questa giovane, Marianna, sin dall’inizio, dunque, manifestava il cuore grande di una madre: aperto, accogliente, delicato e tenero. È questo cuore di madre la scintilla del cuore di Dio per l’umanità. È questo cuore che condurrà Marianna, sotto la guida spirituale dello scolopio e più tardi anche Arcivescovo di Siena, Celestino Zini, a fondare e istituire un’opera dedicata esclusivamente alla difesa, educazione e istruzione, nelle lettere e nella pietà, dell’infanzia in varie situazioni di rischio, di abbandono e soprattutto di povertà umana.

Questo diamante nelle mani di Dio fu affidato, come abbiamo detto, alle cure del Padre Zini che, nell’ascoltare sin dall’inizio Marianna, subito comprese di aver trovato anche lui una perla preziosa per il Regno di Dio e, perciò, ha vigilato prudentemente e custodito con premura questo Cuore di Madre affidatogli dalla Provvidenza Divina per essere guidato e fatto volare.  E così, in mani divine, nel fervore della preghiera e del raccoglimento, Marianna con il tempo si struggeva per il desiderio di consacrarsi a Gesù, ma non sapeva in quale ordine religioso avrebbe potuto incontrare corrispondenza alle sue aspirazioni e, per di più, come ottenere il permesso di suo padre che mai avrebbe acconsentito che la figlia si allontanasse da lui. Tuttavia, sempre pronta a sacrificare a Dio la sua volontà, Marianna aspettava fiduciosamente di potere realizzare il disegno di Dio su di lei, quando fosse venuto il tempo opportuno.

E, in attesa che maturasse il tempo opportuno, Marianna, per desiderio di padre Zini, studia e ottiene il diploma per istruire ed educare la gioventù. Il cuore di Marianna era allora più che mai ardente del desiderio di donarsi all’istruzione delle bambine bisognose, povere e abbandonate. Così s’innamorò, scolpendola nella sua mente e nel suo cuore, della figura del Calasanzio, attraverso la costante lettura e rilettura della sua vita e opera, alimentando sempre più il santo proposito di farla sua un giorno, percorrendo concretamente le orme di un sì glorioso santo.

Pregare e supplicare il Signore, perché le aprisse la strada e rimettersi pienamente nelle sue mani, è quello che, spesso sono le viene consigliato dal Padre Zini: “Fa’ cuore, dunque, figlia mia; guarda la stella che oggi appare sull’orizzonte e apri il cuore alle più dolci speranze”.  “L’amore che hai chiesto a Gesù e che Gesù ti ha concesso, è sempre lo stesso, e non sarà mai che si spenga se si terrà sempre unito alla sorgente. Quando pare che si spenga, allora più arde e divampa”.

E anche quando, immersa nel dolore a causa della morte della sua mamma, la signora Costanza, Marianna aveva desiderato riunirsi alla mamma, sentendo venir meno le energie della vocazione, ha sentito la voce di Dio attraverso questo suo servo:

“Tu hai fuori una parola con Gesù e con San Giuseppe Calasanzio e finché tu non l’abbia mantenuta, la tua mamma, che tanto ti ha amata e ti ama, non sarebbe contenta di riaverti con sé. Ella ti aspetta con una corona di orfanelline, da te allevate e nutrite con il latte dolcissimo della carità di Gesù, latte che succhiasti così abbondantemente dal seno di lei, insieme con quello della vita terrena”.

Il tempo scorreva e il padre Zini, saggiamente utilizzava quel tempo per approfondire e rinforzare in Marianna l’esercizio di quella missione che da tempo il Signore le andava preparando: essere una religiosa scolopica, consacrandosi definitivamente a Dio.  E così, questo venerabile padre la consolava dicendo: “Bisogna rinascere alla grazia, di cui è condizione indispensabile la morte e l’annientamento del vecchio Adamo…”.

Nel maturarsi del tempo, precisamente la mattina del 6 gennaio del 1888, vicina a compiere 40 anni, Marianna avvertì la forza di prendere una decisione e di parlarne a suo padre. Quindi, di ritorno dalla chiesa, ispirata, si rivolse a lui: “Babbo, sono ormai diciannove anni che attendo di farmi religiosa: ora è assai troppo! io me ne vo al mio destino; e chi mi vuol bene mi segua…”

– Ed io ti vengo dietro! – le rispose calmo e risoluto il signor Francesco, prendendo alla lettera l’invito di Marianna.

Finalmente, il 24 giugno 1889, festa della nascita di san Giovanni Battista, nella chiesetta di San Giuliano, accanto alla nuova casa di via Faenza, al civico 62, in Firenze, che divenne la Casa Madre (quasi indicando, profeticamente, che offrirà alla Chiesa e al mondo un Cuore di Madre), si diede inizio al cammino della così sognata navicella calasanziana.  Con il consenso del padre Generale degli Scolopi e del Cardinale Arcivescovo, il direttore e Padre, Monsignor Celestino Zini, inaugurò la Congregazione religiosa delle Sorelle Povere Calasanziane della Madre di Dio, delle Scuole Pie, oggi Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, dette Suore Calasanziane. Marianna, a 41 anni di età, è divenuta Suor Giuseppa Celestina della Madre di Dio e insieme ad altre quattro giovani costituiranno la “comunità fondatrice”: Maria Ducci, suor Maria Giuseppa di S. Tommaso d’Aquino, 18 anni; Armandina, suor Maura di Santa Caterina da Siena, 19 anni; Arduina, suor Antonina di San Leonardo da Porto Maurizio, di 24 anni e Maria, suor Pompilia di San Francesco d’Assisi, 36 anni. Monsignor Celestino Zini regalò a ciascuna una medaglia di San Giuseppe Calasanzio ed una copia delle Regole basate su quelle degli Scolopi.

Suor Celestina Donati e le consorelle, con l’occhio fisso in Dio e con l’anima unita in preghiera a quella del loro maestro e, come la madre Celestina stessa lo chiamava, Padre Fondatore, Monsignore Zini, hanno dato inizio a quest’Opera, piantata con tanto amore, fede e speranza nell’aiuto di Dio, occupandosi in un primo momento delle bambine abbandonate, povere e figlie dei carcerati; bambine chiamate affettuosamente, da lei, le figlie del Re dei re che, proprio per questo, non avrebbe fatto mancare loro nulla.

L’Opera Calasanziana, nata dal cuore di Madre Celestina, è eretta come Istituto religioso di diritto diocesano il 21 settembre del 1892. Riceve il Decretum Laudis dalla Santa Sede che approva gli statuti della Congregazione il 01 marzo 1910. L’anno successivo la Santa Sede approva anche la prima stesura delle Costituzioni, il 18 dicembre, ottenendo così l’approvazione pontificia. Ma è soltanto il 28 febbraio del 1920 che papa Benedetto XV, con un Decreto, approva definitivamente la Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, confermando anche definitivamente le Costituzioni.

Con Madre Celestina l’opera si espande in diverse parti d’Italia: prima, come da aspettarsi, in Toscana, poi in Liguria, Marche e Lazio, con un totale di 15 nuove comunità.

La Fondatrice muore a Firenze il 18 marzo 1925 e le sue spoglie riposano nella chiesa di S. Giuliano, presso la casa Madre e, oggi, anche sede della Casa Generalizia. Muore senza veder nascere le nuove comunità, in Lombardia e in Puglia, e senza veder il fiorire delle Missioni in Brasile dal 1985, nella Romania dal 2002, nel Nicaragua dal 2004 e ad Inongo, nel continente Africano, dal 2009.

Madre Celestina della Madre di Dio è stata proclamata beata nella Cattedrale di Firenze (S. Maria del Fiore), il 30 marzo 2008, dal card. José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013).

Educare alla pietà e nelle lettere, ma soprattutto educare, nella gentilezza e nell’amore, i bambini è l’eredità carismatica ricevuta dalla nostra cara Madrina. Ma è anche l’eredità carismatica di tutti coloro che collaborano con noi in ogni luogo nelle nostre Oasi d’amore sparse per il mondo. Lei che ci ha preceduto enormemente in santità offrendo un cuore di Madre al mondo e alla Chiesa, sia con noi in questo cammino.

[1] C. CREMONA, Madre Celestina. Storia di una Fondazione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2002, pag. 17.

Monsignor Celestino Zini

Cofondatore della Congregazione delle Suore Calasanziane

Padre Celestino Zini, delle Scuole Pie, nacque a Firenze il 16 dicembre del 1825 da Zanobi Fortunato Zini e Irene Massini: terzo di sette figli, fu battezzato il giorno seguente con il nome di Raffaello.

Biografia

Viveva in Via Martelli, n. 11, molto vicino alla chiesa di San Giovannino e dell’Istituto delle Scuole Pie Fiorentine e, per questo, ancora fanciullo, ha frequentato i Padri Scolopi di San Giovannino e ha studiato presso il loro Istituto Fiorentino.  Così, pieno di promettenti speranze, ha maturato la sua vocazione in un ambiente altamente formativo. A soli 15 anni, è attratto della vita di San Giuseppe Calasanzio e del suo Istituto e viene accolto nella Comunità degli Scolopi di San Giovannino. Un giovane dal carattere vivace, di buona condotta e intelligente; subito si distingue nella pietà e negli studi e, a soli 18 anni, chiede ed ottiene d’essere ammesso a far parte del Noviziato dell’Ordine dei Padri Scolopi, fondato a Roma nel 1597 da San Giuseppe Calasanzio. Quindi diventa ufficialmente Scolopio il 15 dicembre del 1840 e, da quel momento, si chiamerà Padre Celestino Zini di San Luigi Gonzaga. Avendo la fortuna di studiare accanto a molti illustri Scolopi fiorentini, fu presto coronato dal successo come eccellente maestro per i giovani, dal 1845 al 1848, quando, ancora chierico, fu inviato ad insegnare al Collegio Tolomei di Siena come docente di grammatica latina; l’anno successivo fu al Collegio dei Nobili, ad Urbino, per insegnare matematica e filosofia.   Fa la Professione dei voti solenni il 2 luglio del 1848 e, a soli 23 anni, senza l’età canonica, gli viene concesso dalla Santa Sede di essere ordinato sacerdote il 27 agosto dello stesso anno, giorno in cui si celebrava il secondo centenario della morte di San Giuseppe Calasanzio e lo stesso anno in cui nasce la piccola Marianna Donati (26 ottobre 1848) e futura madre Giuseppa Celestina della Madre di Dio, Fondatrice, insieme a Zini, della Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio.

I Padri Scolopi, fin dal 1630, erano venuti a Firenze per occuparsi dell’educazione dei giovani, lasciando una forte influenza culturale e religiosa in questa città. Il Padre Celestino Zini, come Scolopio esemplare dell’Ordine, diviene uno degli illustri nomi che questa città ha conosciuto per la cultura e per la pietà. Nella persona di Padre Celestino Zini troviamo un modello eccezionale connubio tra vita religiosa e ministero sacerdotale, tra vita attiva e vita contemplativa. Infatti, si è dedicato con zelo all’apostolato nella scuola, insegnando secondo il carisma istituzionale dell’Ordine, accrescendo la bella fama del suo ingegno pronto, versatile, adatto a qualsiasi sorta di studi: caratteristiche, queste, di un autentico Scolopio. Ha insegnato vari anni, nelle Scuole dell’Ordine, geometria, filosofia, storia e matematica. Le sue lezioni erano sempre ben preparate e venivano ascoltate, ammirate e seguite dai giovani con singolare attenzione.    Maestro, dunque, apprezzatissimo, ma, al contempo, esercitava anche un intenso servizio sacerdotale che andava dalla carità verso le persone più bisognose alla cura per le iniziative pastorali. Padre Zini dedicava le poche ore che le rimanevano all’impegno di visitare gli infermi, ascoltare le confessioni e guidare spiritualmente le persone che a lui si affidavano.

La sua santità fu subito riconosciuta da molti, in tutta Firenze, ritenendolo non solo un eccellente sacerdote ed educatore, ma anche un ottimo confessore e direttore spirituale. Questa fama è ciò che ha attratto la giovane Marianna Donati, per mezzo della sorella Gemma che lo conobbe per prima. Padre Zini diviene la sua guida spirituale, trasmettendole l’amore per i bambini e i giovani, ad esempio di San Giuseppe Calasanzio.

Per le sue eminenti virtù religiose, ha esercitato diversi servizi nell’Ordine: Cattedra come Professore, per quarant’anni continui; Maestro dei giovani chierici (1849-1864); Rettore della Casa si San Giovannino e Direttore di Anime (1864); Preside della sua Scuola nel 1872 e, nel 1874, Superiore Provinciale delle Scuole Pie della Toscana. Queste virtù non sono passate inosservate nemmeno in Vaticano e, nel 1889, anno in cui diventa Fondatore, insieme a Madre Celestina, della Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, fu elevato alla più alta dignità sacerdotale diventando Arcivescovo di Siena (25 marzo 1889). Questo impegno non cambiò il suo animo scolopico, perché non ha rinunciato ad insegnare, nel seminario, ai suoi giovani chierici, soprattutto la filosofia; ha conservato anche la semplicità, la povertà, l’abito scolopico, l’assistenza agli infermi, la dedizione al confessionale e, soprattutto, ha continuato ad accompagnare e guidare le persone a lui affidate, in modo particolare ha continuato ad accompagnare e guidare la nuova Congregazione di Madre Celestina.

Senza dubbio, Padre Celestino Zini fu un uomo di studio e di scienze, un esemplare scolopio ed eccellente sacerdote e vescovo, ma, per noi Suore Calasanziane, il Padre Zini fu un servo di Dio, un santo padre fondatore, insieme alla nostra cara Madre fondatrice Celestina Donati. Anzi, come lei lo definiva: «Un Santo Educatore che le indicava orientamenti chiari e precisi, percorsi, progetti, obbiettivi e scelte. Per tutti, era la roccia salda e la speranza». L’amore ardente per Gesù e per il prossimo ispirava e sosteneva tutta la sua vita fatta di sacrificio, di preghiera e di una dedizione senza fine e confine.

Quest’uomo di Dio, conosciuto nel confessionale da Marianna Donati, diventa per lei un modello di vita, un padre spirituale che ha saputo vivere il carisma del Calasanzio, da lui incarnato e portato a compimento, rispondendo al bisogno dell’infanzia e della gioventù del suo tempo. I Padri Scolopi, in quell’epoca, si occupavano dei bambini e giovani maschi; allora lui, con la fondazione della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe Calasanzio il 24 giugno 1889, ha dato vita, insieme alla Madre Celestina e altre 4 giovani suore, all’accoglienza gratuita delle bambine abbandonate o, in qualche modo, bisognose, completando la sublimità di questo dono affidato alla Chiesa.

Padre Zini morì giovane, a 67 anni, in fama di santità, il 19 maggio 1892 e fu seppellito nel cimitero della Misericordia, in attesa che la sua salma venisse riesumata e traslata al Duomo di Siena.

L’influenza spirituale del Padre Zini sulla nostra Congregazione, si manifesta persino nel nome della nostra Fondatrice: Giuseppa Celestina della Madre di Dio. Lui, interpretando i segni del tempo, ci ha donato in eredità lo spirito del Calasanzio, come fondamento; ci ha saputo trasmettere e infondere efficacemente il suo carisma, per rispondere alle esigenze dei bambini bisognosi di ogni tempo. È per questo che, noi Calasanziane, lo riteniamo un cofondatore a pieno diritto e, per esprimerlo concretamente alle future generazioni di Calasanziane,  nell’anno centenario della sua morte (1992), abbiamo chiesto e ottenuto di portare le spoglie di Mons. Celestino Zini nella nostra chiesa di San Giuliano, adiacente alla Casa Madre, in Via Faenza, Firenze, dove riposano di fronte alla tomba di Madre Celestina, ai piedi dell’altare per la Adorazione Eucaristica quotidiana: così ambedue, il Padre fondatore e la Madre Fondatrice, ricevono la venerazione continua dalle Suore e dai fedeli che frequentano la nostra chiesa. Dal 23 aprile 1994 le sue spoglie riposano a Firenze, nella Chiesa di S. Giuliano. A destra dell’altare il Padre Celestino, a sinistra la Madre Celestina, hanno ripreso la guida della nostra piccola Congregazione compiendo quelle parole che un giorno lui stesso disse alla Madre: «Una sarà la via per cui arriveremo insieme alla meta, cioè la via tracciata dal nostro San Giuseppe Calasanzio». Parole che furono chiaramente spiegate dal padre Leonardo de Marco, scolopio, nel suo libro sulla biografia di Celestino Zini: il cuore del Calasanzio è il cuore di Celestino e di Celestina[1]. I nostri Fondatori, padre Celestino e Madre Celestina, avevano un unico ideale, un unico spirito, un cuore solo e un’anima sola.

Il 6 aprile 1998, il santo papa Giovanni Paolo II dichiarava Venerabile la Madre Celestina, Fondatrice, con lo scolopio Celestino Zini, delle suore Calasanziane.

[1] DE MARCO Leonardo, scolopio, Celestino Zini – Lo straordinario di ogni giorno, Roma 2003, p 355.

San Giuseppe Calasanzio

Fondatore delle Scuole Pie

San Giuseppe Calasanzio, fondatore della prima scuola popolare cristiana d’Europa e dei Padri Scolopi nacque nel 1557 a Peralta de la Sal (Aragona, Spagna). Nella persona del Calasanzio Dio preparò un mediatore per arricchire la sua Chiesa con un nuovo dono carismatico.  Gli concesse doni naturali e l’ambiente di una famiglia che gli facilitò un’ottima e lunga formazione cristiana e culturale.

Biografia

Dio lo chiamò al sacerdozio e lui svolse questo ministero in diverse missioni curiali e pastorali. Nove anni dopo essere stato ordinato sacerdote, partì alla volta di Roma, dove, mentre camminava nel quartiere più povero della città, si commosse vedendo la miseria in cui vivevano i giovani e i bambini del posto.  La sua vocazione sorse proprio in questa cornice.  Ascoltò la voce del Signore, che gli disse: “Giuseppe, datti ai poveri.  Insegna ai bambini poveri ed abbine cura”.

Nella primavera del 1597, Giuseppe Calasanzio, mosso dalla compassione verso i bambini poveri e abbandonati visitò il quartiere romano di Trastevere nella parrocchia di Santa Dorotea e scoprì una piccola scuola parrocchiale, che fece sorgere nel suo cuore il cammino decisivo della sua vita.  Fonda cosí la “prima scuola popolare e gratuita d’Europa”. La sua meta educativa rimase riassunta nel motto: “Pietà e Lettere”, oggi traducibile in “fede e cultura”. E chiamò la sua opera le “Scuole Pie”.

Il perno delle sue attività educative era il rispetto per la personalità di ciascun bambino e vedere in loro l’immagine di Cristo.  Per mezzo delle Scuole Pie, cercò di sopperire ai bisogni intellettuali, fisici e spirituali dei giovani a lui affidati.  Il Calasanzio fu amico di Galileo, il famoso scienziato, e nell’educare i giovani dette molta importanza alle scienze, alla matematica e alle lettere.

Volendo continuare la sua opera educativa fondò l’Ordine delle Scuole Pie, un ordine religioso i cui membri, conosciuti con il nome di scolopi, professiamo quattro voti religiosi solenni: povertà, castità, obbedienza e il voto di dedicarci all’educazione della gioventù.

Il sogno di San Giuseppe Calasanzio di educare tutti i bambini, le sue scuole per i poveri, il suo appoggio alla scienza di Galileo e la sua vita santa al servizio dei bambini e dei giovani, scatenarono l’opposizione di molti dirigenti della società ed anche di alcuni membri della gerarchia ecclesiastica.  Ma il Calasanzio mostrò sempre una pazienza esemplare dinanzi ai problemi ed alle avversità della vita.

Il Calasanzio ricevette questo carisma, innanzi tutto, come l’accettazione di una nuova missione evangelizzatrice ed educativa in cui parteciparono i suoi primi compagni;  questa missione dette vita ad un rapporto particolare con loro, e con loro il Calasanzio condivise non solo il ministero, ma anche la casa, la preghiera e i beni in una comunità più stabile; e finalmente si manifestò quando il Calasanzio e un piccolo gruppo di seguaci abbracciarono una forma di vita religiosa, che consolidò e dette unità a quanto fatto e vissuto fino a quel momento.  La Chiesa l’approvò come Congregazione nel 1617 e nel 1622 come Ordine, con un voto specifico di dedizione all’educazione della gioventù, sotto il nome di Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie.

Gli anni successivi e fino alla sua morte, Guseppe Calasanzio promosse l’espansione del carisma, curò con attenzione l’incarnazione del dono delle origini e lo difese da esperienze e interpretazioni che non rispondevano all’intuizione delle origini.

Fondatore del primo Ordine religioso dedicato in modo specifico all’educazione cristiana, insistette sempre sui suoi tre punti carismatici, presenti in modo germinale fin dal principio, affermati in modo esplicito nelle Costituzioni del 1621 e ripresi e migliorati negli anni di espansione e di conflitto: dare all’educazione la priorità fin dall’infanzia, l’educazione dei poveri e l’educazione nella pietà.

Morì a Roma il 25 agosto del 1648, convinto che il suo ordine e il suo sogno non sarebbero morti con lui.  E così fu, e fu dichiarato santo nel 1767, e nel 1948 il Papa Pio XII lo dichiarò “celeste patrono di tutte le scuole popolari cristiane”.  Il Papa Santo Giovanni Paolo II affermò che San Giuseppe Calasanzio prese Cristo per modello e cercò di trasmettere ai giovani, oltre alla scienza profana, la saggezza del Vangelo insegnando loro a cogliere l’azione amorevole di Dio.

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