I consigli evangelici, per noi consacrate, sono l’indirizzo e i mezzi che ci dicono in che modo donare la nostra vita a Dio, per vivere il meglio ogni giorno, testimoniando il  dono totale a Dio.  È per questo che diventa fondamentale ricordare e approfondire per saperli portare nel concreto della nostra vita. Per questo la nostra congregazione offre a noi giovani, essendo all’inizio della vita consacrata, un seminario di formazione che ci aiuti ad approfondire il tema dei Voti per poterli vivere con consapevolezza e maturità umana e spirituale.

Il percorso formativo ha previsto tre tappe, tre seminari: lo scorso marzo abbiamo sviluppato il voto della Castità, castità come un conoscere se stessa, con i propri bisogni, desideri, sentimenti, emozioni, per una crescita umana sempre più adeguata.

Lo scorso 19 maggio, a seguito della ricorrenza della memoria del bicentenario della morte di uno dei nostri fondatori, padre Celestino Zini, è iniziata la seconda tappa di formazione, con il voto di povertà.

La povertà comincia là dove smetto di fuggire dalla verità e inizio a vedere su cosa appoggio davvero la mia vita. Madre Celestina ci insegna che la povertà è: “povertà dello Spirito e povertà delle cose”. Innanzitutto vivere il voto di povertà significa avere un cuore che lentamente impara a non costruirsi sul possesso; comincia là, dove smetto di ingannare me stessa e comincio a vedere su cosa davvero fondo la mia vita, cosa dà senso alla mia vita.

La povertà si concretizza soprattutto nel vivere  le relazioni interpersonali. Le nostre costituzioni dicono che dobbiamo vivere la povertà nella dipendenza e nella semplicità che sono una scuola di fiducia, perché quando chiedo e accolgo, imparo che non sono io la fonte della mia vita, ma Gesù. La fiducia non consiste nel non avere bisogni, ma nel fatto che smetto di proteggerli da sola e comincio ad affidarli. La povertà, dunque, è fidarsi e non essere la sorgente di sé stessi. Non devo essere protetta da ciò che possiedo ma posso imparare ad appoggiare la mia vita su Colui che mi guida.

Per ultimo, la povertà vissuta nella mia comunità, nella quotidianità, mette alla prova il cuore. La povertà diventa vera quando lentamente imparo a non vivere soltanto a modo mio, ma a vivere nella relazione con Dio, con la comunità e con coloro ai quali sono mandata. Le nostre costituzioni ci parlano di appartenenza alla comunità e al servizio della comunità: significa che la mia vita non è soltanto mia, ma le mie capacità, il mio tempo, i miei talenti diventano parte di qualcosa di più grande.

In conclusione la povertà è VEDERE, FIDARSI, VIVERE.

 

 

 

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