Accettare di lasciarsi provocare dalla vita, aprire il proprio cuore alla gioia di testimoniare una sequela che trasforma la nostra umanità imperfetta è una scommessa vocazionale ai giorni attuali. Sì, perché ci sono ancora giovani che si fanno la domanda: «Cosa desideri, Signore, da me? Come posso conoscere il tuo amore? Come posso risponderti?».

La scorsa domenica 31 maggio, Solennità di Pentecoste, nella comunità di Mamma Bella, Campi Salentina, ha voluto mettere in gioco se stessa suor Joceline, una giovane religiosa calasanziana originaria del Congo. Ha rinnovato i voti religiosi di Povertà, Castità e Obbedienza. La sua testimonianza ci dice chiaramente che essere consacrata a Dio è una vocazione cristiana di speciale donazione.

«Noi, come consacrate, siamo come l’alba perenne della Chiesa e del mondo. Gesù ci chiama venendoci incontro, nella Chiesa, attraverso un carisma fondazionale di un Istituto religioso, per essere dono per gli altri. É bello pensare così la vocazione! Incontrarsi con Cristo è incontrarsi con l’altro e questo significa testimoniare Lui per mezzo di un carisma. Questo è qualcosa che mi stupisce sempre e mi fa rendere continuamente grazie per tale dono. Ed è questo il segreto della mia consacrazione, del mio Sì alla vita: dare lode a Dio, ringraziarlo per la sua infinita onnipotenza. Perché, sono certa, chi ha gli occhi per vedere le sue meraviglie, avrà il cuore per ringraziarlo.»

 

 

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