Quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, ho accettato subito; ho pensato – “Massì, che sarà mai?!” – poi mi sono trovata a fare i conti con un foglio bianco e a dover tirare le fila di un’esperienza durata tanti giorni volati via letteralmente, tanto che quasi non sono riuscita a fermarmi un attimo a pensare.

Ora che lo faccio per davvero, non è facile.

È stato come essere su una bilancia, in bilico tra la difficoltà di scegliere e mettere in pratica gli interventi educativi, il tutto in costante compagnia della mia persona, quindi delle mie emotività, delle mie resistenze, fragilità e in generale della mia personalità, che ammetto essere abbastanza peculiare. Mi piace mettermi alla prova, ed è raro che eviti una sfida. Questa esperienza è stata una sfida.

La difficoltà è quella di comprendere chi sei, cosa ci fai lì e delineare il tuo ruolo. Delinearlo bene, con un pennarello indelebile a punta grossa. Deve essere chiaro, definito e deve vestirti bene, perché sei tu che lo cuci e poi lo indossi.

Tante volte però ti rendi conto che, se lavori qualche ora e te ne vai, quel vestito quando esci lo puoi togliere, mentre quando trascorri molto più tempo nel contesto di lavoro (come in questo caso) è difficile trovare il punto di equilibrio in cui il vestito ti sta sempre comodo. Ogni tanto vorresti toglierlo, perché ce l’hai su da tutto il giorno, ma devi ricordarti che sei sempre lì.

E allora a volte, quando te ne dimentichi, lasci scoperte alcune parti di te; ed è l’errore più grande che puoi fare, perché i ragazzi se ne accorgono e ti mettono alla prova.

Ci sono dei momenti in cui senti di non essere all’altezza, vuoi fare sempre la cosa giusta perché ti rendi conto di essere un punto di riferimento e senti il peso della responsabilità.

Però capita sempre quella parola, quello sguardo, quel gesto che ribalta il piattino della bilancia e lo riporta in equilibrio. E tu ti ritrovi. Ti rivesti e torni nelle linee indelebili che si erano un attimo sbiadite.

Il segreto sta nel trovare i punti di equilibrio e le strategie giuste per tornare in quella posizione.

Questa esperienza è stata molto formativa per capire come stare in equilibrio.

Ho capito che sostanzialmente è importante fare le cose con entusiasmo e tutto torna sui suoi passi.

Mi sono divertita moltissimo con i ragazzi nel condividere emozioni, spazi e quotidianità.

Stare con loro implica il doversi guardare, fare i conti con la tua persona e la tua storia.

Implica il mettersi in discussione e a volte trovarsi a tu per tu con i tuoi limiti e rigidità; implica anche la capacità di divertirsi e farsi coinvolgere. Tutto questo comporta il dover partire col piede giusto.

Questi giorni per me sono stati davvero belli e utili perché, grazie a questa esperienza, ho guardato più da vicino le persone con cui lavoro (colleghi e utenti). Ho scoperto particolari che non avevo notato prima; ho guardato intorno con una diversa prospettiva, dandomi l’opportunità di stupirmi e spingermi più in profondità nelle relazioni.

Ringrazio per questa speciale occasione che mi si è presentata e che penso di aver accolto con lo spirito giusto. Infine (ma non per importanza) ringrazio di cuore i ragazzi, che pur inconsapevolmente, mi hanno regalato la possibilità di riflettere sul percorso che sto facendo, professionale e personale. Senza rendersene conto, in questi giorni mi hanno dato moltissimo.

 

Eleonora Campostrini

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